Due è meglio di uno

Aggiornato il 16.10.2018OspiteOspite
Foto: Sandra Hastenteufel / www.chrisauldphotography.com

Uno è un professionista sulla sua bici da corsa, l’altro davanti al suo podio di direttore. Un’intervista con Alessandro De Marchi e Alessandro De Marchi.

Mentre per uno dei due la musica significa tutta la sua vita, l’altro trova soddisfazione nello sport. L’uno ha già diretto alla Scala di Milano, all’opera Semperoper a Dresda e al Gran Teatro La Fenice a Venezia, l’altro è due volte vincitore di tappa della Vuelta e ha partecipato al Tour de France e al Giro d’Italia.

Il 56 enne direttore d’orchestra e clavicembalista Alessandro De Marchi è di Roma, dove ha cominciato la sua carriera musicale al Conservatorio di Santa Cecilia. Ha studiato anche a Basilea ed è conosciuto oggi soprattutto per le sue interpretazioni della musica del barocco.

Il ciclista professionista Alessandro de Marchi ha 32 anni ed è nato in Friuli. Dice di se stesso di essere molto legato alla sua patria e porta con orgoglio il soprannome Il rosso di Buja, un’allusione al suo paese natale e – non potrebbe essere altrimenti in quella zona – anche il nome di un vino rosso.

Foto: Sandra Hastenteufel / www.chrisauldphotography.com

Oltre alla loro passione per il lavoro e al nome che condividono, anche la capitale delle Alpi Innsbruck unisce i due caratteri a prima vista diversi.

Alessandro De Marchi, il musicista, dal 2010 è il sovrintendente delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik (Settimane della musica antica di Innsbruck). Il suo omonimo verrà probabilmente a Innsbruck in settembre e parteciperà al campionato mondiale di ciclismo UCI, e supererà uno dei percorsi più difficili.

Kultur.tirol ha posto le stesse domande separatamente a entrambi i De Marchi. Il risultato è una doppia intervista personale che scopre alcune cose in comune ai due De Marchi.

 

 

Domande a Alessandro De Marchi & Alessandro De Marchi

 

 

Quale è la cosa più bella del suo lavoro?

Sovrintendente: La gioia della comunicazione, ed anche la meravigliosa sensazione di essere parte di un tutto più grande.
Ciclista professionista: La libertà: andare in bici per me significa libertà, quindi prima che un lavoro questo è per me una espressione della mia libertà. In secondo luogo è divenuto lavoro, responsabilità regolare etc etc!

Quali sono le sfide più grandi del suo lavoro?

Sovrintendente: Essere sempre all’altezza del compito. La ricerca continua di una perfezione forse irraggiungibile.
Ciclista professionista: Migliorarsi continuamente rappresenta per me la più grande sfida ed è qualcosa di necessario e fondamentale per poter continuare ad essere performanti in questa disciplina.

Quale caratteristica o qualità dell’altro Alessandro de Marchi vorrebbe avere Lei stesso?

Sovrintendente: Senz’altro la combattività. Le regole del mondo musicale fossero simili a quelle dello sport, il panorama sarebbe molto diverso.
Ciclista professionista: Credo che vorrei avere il senso del ritmo, in generale dalla musica allo sport, che Lui sicuramente possiede

Cosa vorrebbe fare/provare, se avesse la possibilità di cambiare identità con il suo omonimo?

Sovrintendente: Sicuramente vorrei sperimentare la forma fisica che permette di affrontare, per esempio, una corsa in salita.
Ciclista professionista: Approfitterei di un cambio di identità per gustare la musica nella sua interezza: mi piacerebbe provare cosa significa suonare uno strumento, guidare chi suona, ascoltare ed essere in grado di guidare nel ritmo chi suona.

Foto: Sandra Hastenteufel

Quale è stato il suo successo più grande finora?

Sovrintendente: Un sms di Daniel Barenboim che, dopo aver assistito a un mio concerto a Berlino, mi ha scritto “molto bene”. La stima e l’apprezzamento di un così grande artista sono la soddisfazione più bella.
Ciclista professionista: Difficile trovarne solo uno; essendo un gregario le poche vittorie che ho ottenuto hanno tutte un sapore speciale e per questo se devo indicare un successo in particolare direi la partecipazione ai giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016. Questo rimane per me uno dei momenti di cui vado più orgoglioso: le olimpiadi vanno oltre lo sport, sono la storia!

Dove e come riesce a rilassarsi di più?

Sovrintendente: All’aperto, passeggiando con Sandra, mia moglie. Ma a volte anche da solo con il mio cembalo preferito.
Ciclista professionista: All’aria aperta sicuramente, poi dipende in sella a cosa: amo la bici ma altrettanto viaggiare con la mia motocicletta.

Quale musica La affascina?

Sovrintendente: Quella ingiustamente dimenticata. Le ragioni per cui la storia nasconde dei capolavori non sono sempre chiare, mi piace riportare alla luce tesori sepolti.
Ciclista professionista: Difficile dirlo, sono molto altalenante e cambio di continuo, ci sono periodi e periodi.
Spazio dal reggae, dai classici rock (Pink Floyd, Queen, Bruce Springsteen…) o anche cose più dure, Iron Maiden, Muse… davvero di tutto quindi! Dipende dallo stato d’animo!

Quale attributo altri non Le attribuirebbero?

Sovrintendente: In passato sono stato un collerico, chi mi conosce da poco non ci crederebbe mai.
Ciclista professionista: Probabilmente nessuno mi attribuirebbe di non essere onesto e limpido: amo essere diretto e dire ciò che penso sempre. Non nascondo il mio stato d’animo.

Quale situazione Le ha fatto crescere?

Sovrintendente: La paternità. La nascita di mia figlia Flavia ha segnato un punto importante per me, è stata un crocevia fondamentale.
Ciclista professionista: In generale il mio lavoro mi ha messo di fronte molte volte a situazioni difficili in cui è stato necessario mostrare determinazione e perseveranza.

Che cosa vorrebbe raggiungere ancora nella sua vita?

Sovrintendente: La saggezza. Ma probabilmente non ci riuscirò.
Ciclista professionista: Vorrei sicuramente essere un buon padre e continuare a sentirmi realizzato professionalmente parlando, ancora più di quello che è attualmente.

Foto: chrisauldphotography.com

Lo sport significa per me …

Sovrintendente: Cercare di invecchiare il più lentamente possibile.
Ciclista professionista: Libertà e natura, mi ripeto lo so ma questo aspetto rimane per me molto centrale nella mia vita e lo sport è il mio modo preferito per riuscire a mantenere un forte legame con la natura e quindi con il mondo intero.

La musica significa per me …

Sovrintendente: La vita. Produrre o ascoltare suono di qualità è la droga più potente, e la più innocua.
Ciclista professionista: Molte volte la musica significa concentrazione: mi aiuta spesso nel prepararmi ad una competizione, nelle ore immediatamente precedenti; altre volte rappresenta anche un modo per sognare staccando la spina dalla realtà.

Mi sento a casa …

Sovrintendente: Praticamente dappertutto, se trovo gente intelligente, simpatica e in armonia.
Ciclista professionista: Quando per allenarmi ogni mattina ripercorro la solita strada. Questa è una cosa che negli anni non è mai cambiata e mi fa realizzare ogni giorno: “Si sono a casa mia!”

Il regalo più bello …

Sovrintendente: Mia figlia Flavia.
Ciclista professionista: Il prossimo ottobre quando diventerò genitore assieme a mia moglie Anna!

La mia relazione con Tirolo è …

Sovrintendente: I mesi più belli e più intensi dell’anno, colleghi e collaboratori fantastici, il sostegno di una politica illuminata, un pubblico competentissimo e un luogo dove sperimentare è concesso. Quasi una seconda famiglia, come una seconda casa.
Ciclista professionista: Amo molto la montagna e il Tirolo è uno dei luoghi con più belle montagne al mondo, lo conosco bene nella parte italiana e un po’ meno in quella austriaca ma nei brevi passaggi che ho avuto occasione di fare, vedi ricognizione a marzo del percorso mondiale, ho potuto davvero apprezzare l’attaccamento alle tradizioni che c’è in tutta la regione. Sicuramente con il mondiale di Innsbruck avrò modo, se selezionato, di conoscere ancora meglio da vicino i tirolesi.

 

Testo: Julia Tapfer, traduzione: Sabine Busch

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