Jo-la-la-hi-hu… con lo jodel canti anche tu

28.04.2020OspiteOspite

Normalmente il nostro autore canta soltanto sotto la doccia: e preferibilmente canzoni pop. Ma ora si concede un’eccezione: sotto la guida dei musicisti tirolesi Martha e Reinhard Schwaizer impara (senza diploma, tuttavia) a cantare lo jodel.

Come fa la mucca? Mmuuh!

Ecco, questa è la mia prima lezione di canto jodel: devo dire che non è per niente difficile.

Sono seduto nella Gaststube del Reschenhof, nel piccolo villaggio di Mils, insieme ai coniugi Martha e Reinhard Schwaizer, che oggi mi introducono al canto jodel. O almeno vogliono provarci. Non sono mai stato capace di cantare. La mia voce ricorda un po’ quella di un gatto quando gli si schiaccia la coda. Ma non importa, dice la signora Schwaizer, perché “tutti possono cantare lo jodel, non c’è bisogno di una voce da superstar”. E se lo dice lei, che da ormai 55 anni calca le scene come Jodlerin (cantante di jodel) e organizza workshop per le scuole…. Non potrò poi essere molto peggio di un gruppo di scolari. Almeno spero.

Ma detto tra noi: nato e cresciuto in una grande città, non ho ovviamente la minima idea di come si canti lo Jodel. Da noi a scuola, all’intervallo in cortile, a chi cantava lo jodel veniva tirato l’elastico delle mutande fino alle ascelle. Ci faceva semplicemente ridere. E non solo a noi: la scenetta di Loriot, famoso comico tedesco, intitolata “Jodeldiplom” è un vero e proprio classico. Ma come dice sempre mia nonna: prima era tutto diverso. Oggi lo jodel è sempre più amato, ed è considerato una pratica antica, autentica… quasi “cool”. Nella mia città natale, Monaco di Baviera, si tiene ogni anno il festival “LAUTyodeln”, e a Lucerna, in Svizzera, si può studiare il canto jodel anche nelle scuole universitarie. Se ormai praticamente tutti cantano lo jodel, voglio ovviamente provarci anch’io e scoprire: come funziona davvero? Cosa si prova? E poi: sono in grado di farlo?


Maximilian Reich è cresciuto a Monaco di Baviera e ama trascorrere il tempo tra le montagne. Prima pensava che cantare lo jodel fosse ridicolo, ma ora non garantisce di non poter, in futuro, far echeggiare il suo “hi-hu” dalla cima di una montagna. Ad aprile esce il suo romanzo „Muttersöhnchen“.

La caratteristica principale della tendenza artistica è il cosiddetto “Jodelschlag”: “per ottenerlo il cantante alterna in continuazione voce di petto e voce di testa” spiega il signor Schwaizer, seduto al mio fianco con la sua chitarra in grembo. In questo modo lo jodel si sente anche a lunghe distanze, e i malgari potevano comunicare da una malga all’altra. Perché lo jodel, mi spiegano, non è un canto tradizionale, bensì un mezzo di comunicazione.

Che differenza c’è tra voce di testa e voce di pancia? Il signor Schwaizer emette un potente MMUUUH e mi invita a imitarlo. Il “Mmmmmmm…” profondo proviene dal petto, ed è essenzialmente la nostra voce normale. L’“…uuuuuuh” alto è la voce di testa. “È come se il suono provenisse da un punto imprecisato tra gli occhi”, spiega la signora Schwaizer. E in effetti dopo un paio di suoni “bovini” ho la sensazione che la mia testa sia tutta rossa. Ma potrebbe essere anche la vergogna… visto che abbiamo attirato del pubblico: due bambini si affacciano timidamente sulla porta per vedere chi sia il pazzo in sala che emette versi da toro scatenato.

Martha, Maximilian e Reinhard durante lo jodel.

Normalmente un brano jodel non ha un testo; si tratta semplicemente di una sequenza di sillabe, per esempio „Ho-La-Di-Hi-Ti“. Esistono diversi tipi di jodel, per esempio accanto alle melodie classiche c’è anche un canto più veloce, durante il quale il cantante modula continuamente tra voce di petto e di testa, energico come un picchio. Questa tipologia è così difficile che viene chiamata anche “Kunstjodel” (jodel artistico). “Ma questo non si impara, è solo talento”, spiega il signor Schwaizer, “Di noi due ci riesce solo Martha”. Dopodiché Schwaizer accorda la sua chitarra per uno jodel “con eco”. Esiste anche questo: richiami alpini, che lo Jodler (il cantante) scaglia contro le imponenti pareti rocciose, e che riecheggiano vigorosi e sonori.

Schwaizer canta: “Ho-he-hi”, poi mi lancia uno sguardo di incoraggiamento e ripete di nuovo, lentamente: „Hoooo.“
E anche Signora Schwaizer fa: „Hoooo.“
E io: „Höööö.“
Signora Schwaizer: “Ora bisogna salire con la voce”.
Io: „Huuuu.“
Signora Schwaizer: “Bene, bello alto”.
Io: „Hoooo.“
Signora Schwaizer: “Molto bene”.
E poi cantiamo tutti in coro:
„Ho-He-Hi.“
E Reinhard Schwaizer prosegue:
„Ho-He-Hi-Ho-He-Hi-Ri-Ja-Hu-Di.“
Io: „Ho-He-Hi-Ho-He … ops … “Mannaggia, ho dimenticato come continua.

Ma non è male, perché nello jodel classico si urla senza remore … ed è molto divertente. Tipo freestyle, per intenderci. In fondo la parola “Jodel” deriva dal verbo “johlen”, che significa proprio urlare a squarciagola. Ed è proprio quello che faccio ora: „Ho-He-Hi-Ha- Ho-Ja-Di …“

Martha Schwaizer si è avvicinata allo jodel da autodidatta. A 13 anni si sedeva davanti alla radio, ripetendo i canti jodel che sentiva. Nel frattempo la settantenne tirolese ha calcato le scene con suo marito per 55 anni.

È un miracolo che i boccali di birra sul tavolo davanti a noi non vadano in frantumi: sembro un passero in muta vocale. Ma Martha Schwaizer mi tranquillizza: “Per le donne lo jodel è più facile”. Il motivo: normalmente gli uomini non cantano così alto. Per questo per loro è più difficile trovare la voce di testa. Per farlo serve solo una cosa: esercitarsi diligentemente. Ne cantiamo ancora uno, un “Kuhtutten-Jodler”, cioè uno jodel legato alla tradizione della mungitura.

“Ogni gruppo professionale e ogni luogo ha il proprio jodel”, spiega il signor Schwaizer, che ormai però posso chiamare Reinhard, perché tra “cantori” di jodel non si resta formali a lungo. Per esempio lo jodel tirolese è caratterizzato da un maggior numero di “E” e “I”, mentre quello svizzero utilizza più sillabe con “O” e “U”. Ed esiste anche il “Gegenjodler”, letteralmente “contro-jodler”. Si che cosa si tratta?

Reinhard accorda nuovamente la sua chitarra e canta „Jo-He-Jo-He-Jü-Di- Ei-Jo“. Subito dopo attacca sua moglie con uno jodel completamente diverso: „Ho-De- Rü“. Quindi questo è un “contro-jodel”. Certo che un disco fatto semplicemente di Ho-La-Di-Ho sarebbe alla lunga terribilmente noioso… per questo esistono le canzoni jodel. Si tratta delle classiche canzoni popolari in cui lo jodel è usato per il ritornello. Sono quelle che il professionista dello jodel definisce “jodel corali”, e il “Kufsteiner Lied”, che Reinhard e Martha eseguono ora con me, ne è uno degli esempi più famosi.

„Wenn ich auf hohen Bergen steh,
wird mir ums Herz so wohl.
Ich schau hinab ins tiefe Tal,
ins schöne Land Tirol.
Dort drunt im Tal die Nebel ziehen,
die Sonne scheint ins G’went,
Tirolerland, mein Heimatland,
dich lieb ich ohne End.
Ho-La-Di-Ho-Ju-Hi-Ho-La-Di-Ri-Jo“

In realtà quando canto io sembra sempre il fischio del vento tra le fenditure di un bagno esterno, ma nel frattempo il rossore della vergogna è sparito dal mio viso. I bambini sulla porta non mi disturbano più, anzi: mentre canto riesco addirittura a sorridere verso di loro. E non mi importa neanche di quello che pensano gli altri ospiti nella sala ristorante accanto o se l’arrosto di maiale si rivolta nel piatto per lo spavento; io continuo semplicemente a cantare….

„Bei uns in Tirol,
Da fühlst du dich wohl.
Ho-La-Di-Ho-La-Rai.“

Già da bambino Reinhard Schwaizer amava cantare e suonare la chitarra. L’oggi 71enne si è però avvicinato allo jodel solo grazie a sua moglie. Lo ha fatto così bene che i due si sono già esibiti in Olanda e Ucraina.

Lo jodel è un canto di gioia, che si canta per allegria. Non è così perfezionista come una canzone pop, dove bisogna azzeccare ogni nota, se non si vuole fare la figura di una cornacchia starnazzante: nello jodel è il divertimento a farla da padrone, non il risultato. L’atmosfera ricorda un po’ quella dello stadio, dove ti sgoli insieme agli altri senza preoccuparti del suono che ne esce. Lo jodel è, per così dire, il coro da stadio dei malgari, solo che si accompagna con fisarmonica o chitarra anziché a striscioni e bandiere delle squadre. Malgrado tutto però sono un po’ curioso: come valutano gli esperti la mia arte jodel? “Beh, sei all’inizio”, dice Reinhard diplomaticamente. “La tecnica della voce di petto e di testa l’hai capita. Ora devi solo consolidarla”. Tra l’altro devo lavorare sulla respirazione. Perché per lo jodel c’è bisogno di tanto fiato. Suona terribile se tra un “Ho-De-Hi” e un “Ju-De-Dü” si annaspa alla ricerca di un po’ d’aria. Per questo lo Jodler non respira nei polmoni, bensì pompa aria nella pancia. Quindi prendo un respiro profondo, ma fatta eccezione per la cotoletta del pranzo la mia pancia resta vuota. Trent’anni di respirazione sbagliata non si lasciano correggere così facilmente. Ma Reinhard promette: “Se ti eserciti mezz’ora al giorno, vedrai che tra sei mesi diventi un discreto Jodler”.

Mi sembra una buona prospettiva. Mi chiedo solo se anche i miei vicini si appassioneranno allo jodel, se inizio a esercitarmi tutte le mattine nel mio appartamento.
Ho-La-Di-Ho-La-Rai! Ho!

Nachmachen


Chi vuole provare a cantare lo jodel può farlo all’Huberhof di Rum, vicino a Innsbruck. Qui, ogni primo venerdì del mese, Martha e Reinhard Schwaizer organizzano un appuntamento fisso di jodel. Più informazioni.

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Questo articolo è stato scritto da un autore che abbiamo ospitato. Troverai nell’articolo maggiori informazioni su di lui.

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